Tra fruttidoro e vendemmiaio

I luoghi comuni sono molto frequentati. Ad esempio, restare a vivere nel paese dove si è cresciuti sembra sempre veder prevalere i volti conosciuti a quelli sconosciuti, annoverando i secondi tra i primi già dalla seconda volta che li incontri. Le auto elettriche, pulite ed essenziali, parlano di futuro, ma invecchieranno anch’esse e noi con loro, lo sappiamo già, tanto vale tenersi un’auto vecchia, per quello che ci devo fare. Chissà quale necrologio avrà scelto per sé Edgar Lee Master. Un altro luogo comune riguarda il Centro Commerciale: generalmente la musica in filodiffusione è sempre scadente, così, mentre la ascolto, faccio una riflessione: fino agli anni ottanta, la musica raccontava di questioni collettive, c’erano cantanti come Dylan o, in Italia Giorgio Gaber o Venditti, che cantavano storie che riguardavano tutti.. ad esempio, nell’album Cuore di Venditti, c’erano sì le canzoni più individuali e intimiste, tipo Ci vorrebbe un amico, ma c’era sempre l’Altro.. o Piero e Cinzia, invece oggi si sente solo “io io io“.. c’è stato un lento viraggio che ha messo sempre di più l’individuo e i suoi tormenti edonistici al centro di tutto.. e, in questa visione della Società solipsistica odierna, smodatamente individualista, ci tocca rispecchiarci nei tormenti del singolo.. che poi è stata questa la fine della Sinistra, che è passata dal difendere i diritti collettivi dei lavoratori ai diritti dei singoli, quello dei maschi di mettere lo smalto o quello di usare la scwha.. quello che è andato perduto è la dimensione collettiva purtroppo non solo nella musica. Perchè prendere quell’oggetto che mi occorre in un centro commerciale e non ordinarlo su internet? Per la stessa ragione: se ci ritiriamo anche dal commercio al dettaglio, avremo sancito la fine di un altro pezzo di collettività il cui fine è evitare di farsi a pezzi. Compro quello che mi serve per il modellino e, mentre aspetto che la commessa mi dia il resto, lo sguardo mi cade sui gratta&vinci e penso che questi sono un altro dei luoghi comuni: gratta gratta gratta, ma non vinci, butti solo via il denaro, ma d’altronde, stai fissando la ricchezza che ti svolterà la vita: chi è il drogato e chi lo spacciatore?
Una volta ho letto che le compagnie di prodotti destinati all’uso digitale e gli spacciatori hanno in comune il fatto di chiamare consumatori i loro clienti: chissà se i limiti del linguaggio, come dice Wittgenstein, significano i limiti del mio mondo. Meglio che me ne torni a casa. Credo che la decisione di costruire il modellino rispondesse al bisogno di trovare un passatempo, una specie di esercizio di cura, una meditazione che mi imponesse un paziente autocontrollo.
Così ho scelto un Dinghy, in legno, con le vele di cotone e le cime di iuta. Ho sistemato un tavolo da lavoro nello studio e, quando voglio mettermi a lavorarci, devo essere sicuro di avere tutto il tempo necessario; quando invece ho finito, tutto dev’essere in ordine. Il fasciame della chiglia è composto da listelli di legno non più larghi di quattro millimetri, listelli che devo prima levigare singolarmente e con cura per poi piegarli ed incollarli, in modo da seguire la curvatura che parte dalla chiglia fin su alle frisate. Mentre osservo il modellino, penso all’idea di Taleb di piega platonica, il pericoloso divario cioè, tra la semplificazione astratta della realtà e la sua complessità caotica e reale: è in quella piega che si generano i cigni neri, quegli eventi imprevedibili che nascono dell’errore di ignorare l’incertezza del mondo reale, affidandosi troppo a modelli ideali e uniformi. In sostanza, è il punto di rottura tra la purezza dell’idea e la “confusione” del mondo empirico, dove la logica idealizzata incontra la contingenza. Questo è il luogo comune più difficile da abitare per me e lavorare al Dinghy sta diventando il tramite sul quale saranno ospitati i miei progetti futuri: infatti ho chiaro che, quando sarà finito, allora dovrò decidermi.. e non sarà una decisione semplice perché dovrò scegliere se ‘ormeggiarmi‘ in questi luoghi comuni o vararmi e ‘prendere il largo‘ nella vita.


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